lunedì 9 marzo 2009

Il viaggio di Frodo



Non da molti giorni avevano lasciato Gondor, diretti verso il loro Oscuro Obiettivo. Lontano già vedevano il cupo e oscuro pinnacolo del monte. I loro cuori si facevano sempre più pesanti e offuscati dall'Ombra di Sauron. Ma erano decisi nella loro impresa, Frodo e Sam, piccoli fra i boschi dell'Ithilien ma impavidi.
Erano gli ultimi freschi passi fra le radure e gli alberi delle foreste di quella bellissima striscia di terra che li separava dalle tetre lande della casa dell'occhio di fuoco e di terrore.
Salirono fino in cima ad una collina cinta da grandi roccie colme di muschio profumato, sentendo lo sciabordio di un ruscello, e Frodo si inerpicò fino in cima ad una grossa roccia, affacciandosi oltre un bel laghetto gelido. Presto Sam tirò fuori un piccolo secchiello e una lunga fune dal suo ingombrante ma fornitissimo bagaglio e lo tese a Frodo, che gettò il secchio nello specchio scintillante, tirandò su forse gli ultimi sorsi di acqua pura e incontaminata, prima di continuare il tragitto verso il destino della Terra di Mezzo.

Dedicato a Simona

martedì 27 gennaio 2009

Rylian d'Emmet


"Testa bianca" come d'abitudine stava preparando la carrozza per la partenza. Era stata una serata proficua in quel piccolo ma accogliente villaggio; calorosi applausi avevano chiuso la recita e Rylian aveva letteralmente riempito le stive delle provviste con ottime salsiccie salate. A notte inoltrata, dopo un breve riposo, il mezzelfo stava preparando i carri per il viaggio. D'un tratto, nel gelo della notte, vide un fugace movimento in un carro. Vi si avvicinò cauto ma non fece a tempo neanche a vedere bene cos'era che sentì un fortissimo colpo addosso e un'ombra nera che lo scaraventò a terra.
Svenne. Dopo un tempo infinito, dolorosamente e con le ossa fredde e umide, si svegliò. Non c'erano più i carri. Un vecchio contadino si avvicinò a lui, dopo che il suo cane rinsecchito aveva annusato l'odore del mezzelfo. Il vecchio lo toccò con un bastone e gli disse:
"I tuoi amici ti hanno lasciato solo. Se ne sono andati. Questa notte sarà la più fredda d'inverno. Dovresti trovarti un posto dove stare, prima che ti si ghiacci il tuo bianco sedere elfico!"

martedì 6 gennaio 2009

L'ultimo ripostiglio

Non era uno dei quartieri più poveri, ma poco ci mancava. Gran parte dei suoi abitanti non erano che gli operai più semplici e non ricordava che pochi capomastri in alcune delle abitazioni più esterne, vicino alle grandi vie. Ma lui era nato li, e aveva deciso di rimanerci, nonostante il suo lavoro minuzioso di artigiano meccanico gli poteva permettere di spostarsi in un quartiere superiore, più asciutto e più vicino ai Condotti. Piano piano, già dai primi tempi di apprendistato presso Garvik, aveva speso molto del suo guadagno per abbellire le pareti del suo alloggio. Era un suo sogno, quello di rivestire le dure pareti di granito di morbide liste di pino. Forse erano le sue origini di Fahvir, il popolo che abitava ancora alle falde dei monti, al limitare delle grandi foreste, in case di pietra e legno, robuste come tutte le abitazioni del suo popolo, ma molto simili a quelle degli uomini.
...continua

giovedì 1 gennaio 2009

La grotta del presepe




Ecco, questa è la grotta che feci 3/4 anni fa per il nostro presepe familiare. Dopo qualche anno di onorato servizio ho deciso di metterci mano, vista anche l'usura e la necessità di urgenti lavori di manutenzione! Ho deciso anche di ampliarla un po, aggiungento un versante montuoso su cui metterò un piccolo villaggio lontano, ai piedi di un picco innevato.





Così ho iniziato a costruire l'armatura per aggiungere il pezzo di montagna, con il fiumiciattolo che scorre ai piedi, sgorgando dalla fonte sulla grotta. Ho recuperato un paio di casette e le ho incollate sopra, dopo aver ricoperto il tutto con cartapesta.















Ed ecco la grotta più o meno terminata; ho anche ampliato l'interno in modo da poter mettere con più comodità i personaggi all'interno. Per l'anno prossimo prevedo ulteriori migliorie!










domenica 21 dicembre 2008

Il Forte dei Merli

Era un piccolo cavaliere, dalle origini piuttosto umili ma fiero ed orgoglioso e dal talento inimitabile con la spada. Era anche scaltro e intraprendente e valutava sempre gli ordini dei signori con cui aveva prestato servizio.
Infatti durò poco il suo lavoro di scorta nelle
lande selvaggie e ben presto si ritrovò a scortare un ricco possidente Solussiano, nei suoi brevi viaggi e sopratutto nelle sue passeggiate ad Iklos, principalmente dal foro delle discussioni nella piazza del Palazzo di Lercomal, alla sua villa nei pressi del porticciolo. Durava troppo però questo incarico per i suoi gusti, e la sua indole più nascosta e controllata, di guerriero e combattente e di esploratore, pian piano tornò a galla, nei pigri pomeriggi assolati che passava osservando il suo ventre crescere.
Così piano piano inculcò una pulce nell'orecchio del suo signore, asserendo che un suo grande frutteto ai bor
di delle rocce di Scarareth avrebbe avuto bisogno di un controllo più serrato e vicino da parte di qualcuno; disse al suo signore che in cima a quelle impervie colline rocciose, sarebbe dovuta sorgere una fortezza, per guardare i suoi terreni e, insinuò ancora, per poter magari richiedere un piccolo dazio ai passanti che usavano un prezioso passaggio fra le colline che guardacaso stava nei territori del signore Solussiano.
Ecco che lo scaltro cavaliere riuscì così a convincere il suo signore a far er
igere un piccolo forte e a donargli il controllo e la giurisdizione, in suo nome. Il giovane cavaliere non tardò a riempire le sue sacche dei suoi averi e si impegnò ad assoldare validi guerrieri fra i suoi più fidati amici per occupare il forte, ormai pronto dopo soli due anni di lavori.
Il drappello di soldati, con a seguito 4 carri colmi di mercanzie e donne per aiutare e soddisfare gli uomini del nuovo forte, giunsero infine dopo due giorni al forte. Il cavaliere vide già da lontano un nugolo di urlanti pennuti neri sulla cime delle torri. Così decise di chiamare la sua nuova casa, al limitare delle selvaggie lande al centro di Iklos, il suo Forte dei Merli.

lunedì 24 novembre 2008

L'uovo lassù. Fine

Il tunnel proseguiva all'infinito. Nolcai sapeva bene che avrebbe dovuto camminare per tanto tempo, perchè quella era la Via Dritta, uno dei passaggi più lunghi che congiungeva le grandi valli a Est ad Iklos, intersecandosi con altre grandi arterie sotterranee. Il giovane aveva percorso qualla strada tante volte, ma raramente fino a così lontano. Era stato piuttosto fortunato nel trovare un'ingresso al Mondo Sotterraneo, dopo aver preso l'uovo. Era molto più al sicuro li, piuttosto che dover percorrere di nuovo tutta la via all'aperto, rischiando di attirare l'attenzione di molte creature selvaggie nei boschi, specialmente con quel grande uovo, succoso e saporito.
Sorrise, pensando al gorgoglio dello stomaco e a quanto sarebbe stato piacevole rompere il suo prezioso carico e cuocerlo in una delle Sale di Mezzo della via, al calore del fuoco centrale. Decise comunque di fermarsi e di mangiare qualcosa di caldo.
Ma ben presto riprese il cammino. Secondo i suoi calcoli, sarebbe tornato dopo neanche il 4 giorno di viaggio della sua impresa. Pochi pensavano che sarebbe riuscito, quasi neppure il suo Custode del Tempo. Ma lui era stato deciso per tutto il tempo. E così, nonostante tutto, stava tornando a casa.
Alla fine infatti, arrivò fino ad uno degli ingressi della Via proprio ai confini a Nord della città di Iklos. Vide la luce del sole con grande piacere. Una luce appena calante, di un placido tramonto soffuso.
Con rinnovato vigore strinse il suo trofeo e si diresse verso il suo laboratorio. Sperava di non trovare nessuno lungo il tragitto, e anche per questo aveva scelto un ingresso così fuori mano. Camminò deciso fino alla metà. Aprì l'uscio, con un gesto elegante della mano distante dalla porta e poche parole arcane. La porta cigolò da sola lasciando entrare Nolcai.
Il giovane mago lavorò tutta la notte, chiuso fra alambicchi, polveri, coppe piene di fumo, liquidi maleodoranti e alla fine l'oggetto fu pronto. Non vedeva l'ora di darlo a Lercolmal. Quel grosso ingenuo avrebbe provato per lui il Cinto del Balzo!

Fine