domenica 31 gennaio 2010

Il castello di Rimagen


"Ma non è possibile!", sbraitò Rimagen al suo cavaliere più fidato che gli stava davanti imperlato di sudore nonostante la gelida armatura e l'umido salone di pietra.

"Scendi giù a valle. Prendi il sentiero a Sud. E' più veloce. Non mi importa se ti sfracelli nelle roccie! Devi arrivare in quella grotta. Lui è li. Devi portarmi quel bambino. Ha poteri che possono essere molto pericolosi, e molto utili! Va!", concluse e l'uomo davanti a se si alzò di scatto, uscendo rumorosamente dalla sala e sussurrando:

"E' pazzo. Perchè devo rischiare di uccidermi lungo il viscido sentiero del muschio per un bambino! Che avrà mai di speciale!"







venerdì 1 gennaio 2010

La casa del vecchio Garku


Un tempo c'erano molti prati di Fiori del Sonno ad Iklos. Molti abitanti, Doroi e Solussiani, solevano costruire la loro dimora nei pressi di questi campi. Questi profumati fiori, sono sempre stati reputati quasi miracolosi. Molti Doroi allevano api in arnie di legno di quercia in mezzo ai campi ed il miele che ne ricavano, viene usato persino come medicamento per le ferite! Alcuni maghi e fatucchiere ne fanno uso per i loro miscugli.
Ci sono molte leggende che si narrano su questi fiori e i modi più strani di usarli, sono gelosamente custoditi dai contadini o dai maghi.
Un vecchio Doroi, di nome Garku, era particolarmente conosciuto in città per la bontà di un suo intruglio fatto col miele del sonno e con altri suoi ingredienti sconosciuti. Garku vendeva questa bevanda in città una volta al mese. Si recava ad Iklos col suo piccolo carretto colmo di frutta e ortaggi ed una cassetta stipata di bottigliette di sughero piene del suo Elisir del Sonno. in poco tempo, prima che arrivasse il Sole Alto, Garku aveva già venduto tutte le sue bottigliette!

domenica 20 dicembre 2009

Un piccolo intoppo


"Mi chiedo dove sia quella la!", disse ancora Salia rivolta sempre al Doroi. "E' qua. Non temere vecchia fattucchiera!".
"Ah, eccoti Nimoas!", gracchiò Salia, "Vieni con me nella sala azzurra. Dobbiamo terminare tutti gli intrugli in tempo per la Festa della Luna!". La piccola Jana zampettò affianco a Salia dicendo: "Almeno mi insegnerai la malia della rana?"
"La malia della rana?" esclamò Salia "Temo che dovrai attendere ancora 100 Lune, Jana. Le fattucchiere non amano insegnare le pozioni magiche alle streghe novelle!", ma per Salia la piccola Nimoas aveva qualcosa di speciale...qualcosa che le altre non avevano.
E così dicendo Salia con un gesto secco fece segno al Doroi di andarsene. Dopo di che l'apertura si richiuse lasciando nell'oscurità le due, ma in breve un soffuso, soffice e cangiante bagliore illuminò la superficie della roccia mostrando uno stretto cunicolo che si perdeva nell'oscurità. "Andiamo Nimoas. Scendiamo fino alla Sala delle Radici. Devo prendere delle cose. Poi andremo nella Sala Azzurra. Mi raccomando quando passiamo lungo il corridoio dei Kyarli non dargli attenzione e non guardarli!"
*Perchè mai vorrà privarmene* pensò la Jana, ma non fiatò e seguì le istruzioni che la vecchia Salia le aveva dato. Il cunicolo era veramente stretto e Salia e Nimoas, passavano una alla volta attraverso quelle rocce umidicce e viscide. Salia faceva strada e la Jana la seguiva incuriosita; cercava di capire cosa c'era oltre quel cunicolo che puzzava di muffa e i suoi occhi erano fissi sulla nebbia luminosa che veniva fuori dall'apertura della Sala delle Radici.
Salia si fermò appena prima dell'uscio e socchiuse gli occhi, cercando di fissare qualcosa. D'improvviso con un gracidare sconnesso un Gapfabino sgusciò fuori dalla nebbia saltando verso la strega, che con un fulmineo gesto lo prese al volo tenendolo stretto con le dita ossute e taglienti.
"Come osi profanare i nostri luoghi sacri, essere inferiore!", e con uno strattone lo gettò via. Il Gapfabino saettò via stordino infilandosi in uno stretto pertugio. Le due streghe si inoltrarono oltre la nebbia, nella sala.
Era come entrare nel ventre di qualche gigantesca bestia, con le pareti che sembrava pulsassero, nella luce cangiante degli strani muschi che vi si attaccavano, fra le tante radici che uscivano e fremevano quasi. Qua e la grossi vermi scricchiolavano. Salia si avvicinò ad una grossa roccia, al centro della sala, ricolma di buchi e fessure piene di polveri colorate, strani semi contorni e sostanze fumose e puzzolenti.
"Ecco vedi Nimoas, ci vuole il tempo giusto perchè l'acqua nera delle bacche si depositi bene. Dopo di che non ci vuole più tanto. Seguimi bene", concluse iniziando a mescere piano piano il contenuto di uno dei buchi nella roccia con un mestolino ricavato da un nodoso rametto di ginepro. Poi, dopo non molto, con l'altra mano prese tre semi verdastri. A Nimoas parve quasi che i semi si lamentassero mentre Salia li immergeva nell'acqua nera. Per un attimo i semi rimasero a galla, poi si gonfiarono e scesero verso il fondo.
Salia disse: "Benni benni, in cust'ora, e cicca ancora in fundu, cun custu sinnibiri chi ti fai beni a su coru biu!" e lo strano composto sembrò sfrigolare per un lungo istante. Poi, con uno strano movimento della mano, Salia tirò fuori il mestolo e l'acqua divenne d'improvviso limpidissima, e quasi invisibile!
"Ecco Nimoas. La pozione è pronta. La prossima la farai tu da sola!", sussurrò compiaciuta Salia. "Osserva!", disse ancora, prendendo una piccola bottiglietta di legno. La poggiò affianco al buco nella pietra e soffiando, con un'altro gesto strano della mano, fece uscire tutto il liquido facendolo entrare nella bottiglietta.
"Ora portalo dall'Alto Mago, e ricordati che devi darlo solo a lui! Passa dal solito posto, in silenzio. Prendi il secondo cunicolo che porta sotto la sua torre. L'altro l'ha chiuso", disse ancora Salia.
"Perchè è chiuso Salia? Era il più veloce!", chiese Nimoas.
"Non fare domande Jana!", disse Salia stizzita, "Ha i suoi motivi. Sono tempi bui e pericolosi, come non mai ad Iklos. Ora vai e fai in fretta piccola!", concluse la fattucchiera.
Nimoas prese la bottiglietta con un po di venerazione e la nascose in una delle sue tante tasche e si affrettò veloce nella cangiante luce dei tunnel.

domenica 22 novembre 2009

La casetta del Ranocchio



Le vecchie di Iklos lo sanno. Quando vedi delle Rane dei Funghi vicino a casa tua, allora ti conviene cercare un posto migliore dove andare! Dove ci sono le rane, vuol dire che spunteranno i Funghi di Munos e allora nessun animale ne uomo o che, potrà più vivere nei dintorni, se non con il pensiero di essere corrotto dal maleficio dei funghi!


Solo le rane gialle sono immuni al veleno dei funghi di Munos. Li mangiano persino, senza batter ciglio! E così il buon Parvos, che abitava in questa casa, in fretta e furia, prima dell'arrivo dell'inverno, è dovuto fuggire via.








Tornerà forse per l'estate, sperando che le rane dei funghi abbiano fatto piazza pulita, e così Parvos e la sua famiglia potranno tornare a vivere nella loro casetta.

domenica 11 ottobre 2009

La Torre di Kiral

Non lontano dal limitare di Boscoverde il Grande, sorgevano ricche fattorie di Uomini del Nord, apprezzate per la qualità della carne e dei formaggi e per l'ottimo luppolo. Era un periodo di pace e prosperità, anche se così lontano dalle grandi

venerdì 4 settembre 2009

Cose strane

Ci sono cose bellissime che succedono nella vita e ci sono anche periodi nei quali tutto, anche le cose più banali sembrano straordinarie. In altri momenti invece anche le cose più belle non ti danno passione e coinvolgimento e una bella luna piena nella notte può sembrare un semplice disco luminoso butterato. In questi momenti c'è il pericolo che cose belle e uniche ti passino di fronte e volino via, senza che tu possa assaporarle. Valori imprescindibili, come l'amicizia e l'amore, la passione, la fatica, le soddisfazioni personali, quasi scompaiono in una deriva tranquilla nel fiume della vita. Sono periodi di ricarica interiore forse. Poi in altri momenti una piccola bambina con un vestitino rosa ti riempie di piacere, un piccione fastidioso e goffo diventa magari una sinuosa creatura dal canto soave. Sta tutto dentro di noi. Noi stessi ci procuriamo le tristezze, spesso quando è più inutile, quando tutto sembra andare bene nella vita. E magari quando tutto va male e siamo pieni di problemi "esterni", dentro siamo felicissimi e vediamo tutto positivo.
Poi ci sono anche dei momenti, o forse è sempre così!, nei quali non si capisce il mondo e le cose. Cos'è l'amore? L'amicizia? Certe volte è difficile comprendere. Forse in quei momenti nei quali non si riesce a godere dei propri sentimenti. Un amico, che pure ti sta vicino ed è sempre lui, simpatico, disponibile, pronto ad aiutarti, può diventare anche fastidioso. Una sposa amorevole diventa un peso. Una mamma affettuosa diventa noiosa. Un amante focoso diventa insoddisfacente. Ci sono rapporti e relazioni che non si capiscono e che non si godono come si dovrebbero. Per un uomo, una buona amica, come succede spesso, può comportare un coinvolgimento diverso, più profondo, d'amore anche. Allora, quando non si possono giustamente soddisfare alcune aspettative, inconsce che vengono dal cuore da sole senza neanche volerlo, diventa difficile e molto doloroso e i pensieri diventano storti. Senza volerlo. E ci vogliono periodi di distacco per capire le cose strane e aspettare che si sciolgano lasciando poi un'amicizia ancora più bella e profonda talvolta.
Certe volte un viaggio lontano, in cerca di fortuna, di lavoro, comporta un distacco dalla propria terra, una dolorosa nostalgia e qualsiasi cosa, anche un ricco stipendio, una casa bellissima, una moglie amorevole, diventano odiosi e spiacevoli e non si vede l'ora di rimpatriare.
In questi momenti strani viene da pensare che l'unica certezza è il dubbio, ma in realtà l'unica certezza è che il mondo è bello perché non si smette mai di imparare!

Aquila scendi qua con me

Una tartaruga disse ad un'aquila: "Scendi e fermati un po con me. Ecco, così puoi capire come mi sento" e l'aquila rispose: "Hai ragione. Ora ti capisco. Prima da lassù vedevo tutto dal mio punto di vista". "Certo!, rispose la tartaruga, "impara e non dare per scontato che il tuo modo di pensare sia quello giusto. Ognuno ha il suo tempo, e spesso nel suo cuore ci sono cose che puoi vedere solo se pensi come lui".
"Ora capisco meglio tartaruga", disse l'aquila, "E ora che sono qui accanto a te e camminiamo piano fra l'erba, vedo e capisco cose che non avevo capito. Ti porterò lassù con me, così anche tu potrai vedere e sentire come me e capirai il mondo come lo vedo io". tartaruga rispose, "Accetto volentieri Aquila, e sarò sempre pronta a ricredermi sull'amicizia, sull'amore e su tutto. Ricorda, devi sempre imparare da tutti"