lunedì 13 luglio 2009

Yeti dei Monti Burrosi



Un tempo alquanto diffusi, questi esseri molto estroversi, vivono fra le valli e le vette dei Monti Burrosi, noti per la loro neve perenne dal sapore dolce e pieno, specialmente dopo una spruzzata abbondante di zucchero a velo o cacao sopra.
In realtà si pensa che la neve, data la scarsissima caduta dalle nuvole, sia frutto dell'opera degli Yeti Burrosi maschi che adoprandosi alacramente col proprio membro atto alla riproduzione, hanno nei secoli colmato le valli di un delizioso succo alla vaniglia, molto nutriente e ricercato nelle gelaterie elfiche delle valli sottostanti.
Ancorchè difficilmente raggiungibili, queste valli sono meta di numerose spedizioni commerciali nanesche, provviste di apposite carrozze chiuse in metallo a temperatura controllata.
La sfortuna vuole che un'altra ricercata primizia degli Yeti Burrosi, sia la loro pelliccia morbidissima, di cui i nani hanno fatto manbassa nel tempo, non preoccupandosi minimamente dell'incolumità del contenuto della stessa pelliccia!

lunedì 6 luglio 2009

Un grande passato


Era nero, come tutti i giorni. Nero di polvere della fucina calda e soffocante dove stava tutto il giorno, tutti i giorni dell'anno. Batteva e batteva sull'incudine e torceva, affilava bellissime spade temprate d'acciaio dei Monti Brumosi. Era un incessante lavoro, duro. Il suo corpo era diventato possente e resistente, temprato come e più dell'acciaio che batteva. E anche il suo cuore era duro e nero. Era giunto li, in quello sperduto villaggio in mezzo ai ghiacci un anno prima e non aveva altro che un piccolo seme e poco altro addosso.
Nessuno sapeva chi era e nessuno mai glielo chiese. Subito iniziò a lavorare in una buia fucina abbandonata da mesi, dopo che il vecchio fabbro era morto di vecchiaia.
Lavorava incessante e produceva bellissime lame che partivano per le valli. Parlava poco e nessuno sapeva perchè era giunto li.
Quella sera uscì quasi all'imbrunire e salì il solito sentiero ripido e scosceso. Solo lui conosceva quella via. Aveva trovato quel posto poco dopo essere arrivato.
Saliva piano, alla luce tenue del tramonto. Come un ombra leggera giunse infine molto in alto, rabbrividendo appena per il gelido vento dei monti.
Ecco che arrivò in un piccolo anfratto protetto dalle intemperie. Accese una piccola lanterna e la poggiò sulla roccia piano piano, quasi con devozione.
Osservò la piccola pianta, esile. Aveva un unico stelo flessuoso, in cima al quale un piccolo fiore ancora addormentato era chiuso nella morsa del gelo.
Lui prese da una tasca un piccolo otre e iniziò a versare con una strana delicatezza acqua ai piedi del fiore. Questo sembrava quasi fremere.
Una scura e forte mano quasi accarezzò il fiore rinchiuso nel ghiaccio.
"Non è ancora ora di partire ed amare di nuovo", disse con una voce malinconica, socchiudendo gli occhi, pensando e sognando.

venerdì 19 giugno 2009

Tiro a Segno







"Non frignare caccola!", urlò Grugnik rivolto al tremante Bilbik, "Non ti uccido ancora, sto solo cercando di prendere bene la mira!"







"Ti prego!", frignava il goblin, "mi gira la testa! Smettila!"





Il mulino

Il buon Makel saliva come suo solito col carretto pieno di grano da lavorare lungo la collina. Era felice per la giornata, passata veloce e piacevole fra i campi ed al villaggio. Poco prima aveva bevuto della buona birra alla locanda con Jeryl e la dolce Sanriel. Dopo tanto tempo aveva trovato il coraggio di invitarla alle danze di Mezzautunno. Sarebbero stati grandi festeggiamenti con un torneo di Tiro con l'arco eccezionale e Makel aveva in serbo delle freccie molto speciali!



Ma ora doveva scaricare tutto quel grano al mulino. Senza il denaro del suo lavoro di certo non avrebbe potuto permettersi di acquistare quel legno da quell'elfo!
Avrebbe costruito l'arco più preciso di tutta la regione!

mercoledì 27 maggio 2009

Dirk Dunkelwelt

Nato a Darsberg il 23 Gennaio del 1979

Residenza Greiner Str. 9, Darsberg

“Il Topo dei Tomi”

Per anni Dirk ha studiato in una vecchia sala della chiesa gotica di San Sebastiano a Darsberg. Spulciando vecchi libri della biblioteca centenaria del villaggio tedesco. I suoi studi teologici lo portano col tempo ad avere una profonda conoscenza del pensiero di alcuni monaci che nei secoli passati avevano creato una sorta di confraternita molto progressista.
Le sue convinzioni religiose pian piano si sgretolarono nei meandri degli scritti dei monaci, pieni di oscure allusioni, dubbi sull'esistenza di Dio, sull'utilità del cristianesimo, della stessa religione di Cristo. I monaci basano le loro convinzioni su strani accadimenti attorno al villaggio, visioni di creature dagli strani poteri, e riti degli abitanti locali per scongiurare queste creature e questi fenomeni. Il rito della ruota di fuoco in particolare sembra poter scongiurare i demoni del buio. Ancora oggi nel villaggio a carnevale una ruota di fuoco viene gettata lungo una collina.
Una notte, dopo una lunga lettura nella vecchia sala Dirk vide qualcosa nel bosco; qualcosa che si muoveva ma non doveva muoversi e neanche esistere. Il ragazzo cercò di urlare ma non uscì nulla dalla sua bocca. Dirk fuggì via con gli occhi spalancati verso casa sua. Si gettò dentro e bevve un'intera bottiglia di vino. Ma fece incubi lo stesso per tutta la notte, ricordando tutto quello che aveva letto nei polverosi libri ma sopratutto quella cosa strana, luminescente, indescrivibile. Il giorno dopo partì per Londra, da un cugino, ed ebbe notevoli difficoltà anche solo a fare il biglietto perchè non parlava più; nulla usciva più dalla sua bocca, se non un flebile fischio rauco. Ma presto ci fece l'abitudine e col tempo, fra le strade ordinate di Londra, la sua innata curiosità lo portò ad esplorare misteri ignoti fra polverosi tomi di grandi biblioteche e vecchi abitanti dei villaggi delle campagne.
Si ripromise di tornare prima o poi a Darsberg, per capire.

giovedì 23 aprile 2009

Hellen, la fine


Jim rivide la sua amata e lacrime amare iniziarono a scendergli lungo le guance. L'orrore era profondo e penoso mentre osservava il viso bellissimo di quel mostro venuto dai recessi più remoti. Sentiva i rumori come offuscati. Il botto degli spari di Jack e Darwin e la risata isterica del dottore. Il braccio scheletrico della creatura con le sue lunghe e micidiali unghie si scagliava contro tutti e colpiva facendo schizzare sprizzi di sangue. Poi d'un tratto il corpo flaccido e maleodorante di Hellen si gonfiò quasi fino ad esplodere e dalla dolce bocca fuoriuscì un getto di vomitevole sostanza urticante che colpì in pieno il cartografo e Brian. Urlarono di dolore e subito Brian si strappò di dosso la giacca e il resto dei vestiti urlando.

venerdì 17 aprile 2009

Hellen


Un umido alito muoveva la ragnatela leggera, facendola fremere. Le pietre della cripta erano antiche e logore e scure per il fumo delle candele. Molte erano ancora riposte nelle nicchie assieme a fiori marciti e piccoli ninnoli.
Al centro il grande tavolo in pietra con tanti delicati bassorilievi ospitava i resti della donna, avvolta in un profumato vestito bianco; ancora profumato dopo 4 anni. Le ossa erano bianche e lunghissime unghie flessuose si attorcigliavano. Lunghi capelli di seta avvolgevano il teschio fine e delicato. Un piccolo e bellissimo anello scintillava attorno alla falange.