venerdì 5 settembre 2014

Voce

Un respiro, un suono tenue che pervade leggero l'oscurità, si diffonde come una lama trasparente, e arriva lontano, sciogliendosi appena, sentendosi appena, macchiando indelebile le anime che incontra, solcandole e sferzandole con fantasia, acume, semplice magia della terra e del cielo. Talvolta dolce, mielosa, soffusa. Talvolta stridula, tesa, viscida e strozzante, una fune stretta al cuore più profondo della realtà e della consapevolezza, che frusta il mondo con sete infinita.

domenica 10 agosto 2014

Equilibrista

I secondi tintinnano, i rumori vagano, le pareti sono silenziose e il tempo può contenere un infinito pulsare di pensieri, idee, che vanno e vengono, risposte fulminanti che cambiano, domande che ristagnano, desideri che nascono dalle immagini, rapidi sogni che urlano dal subconscio. E tutto questo non mi basta, per riuscire ad impazzire.

sabato 19 luglio 2014

Vagava leggera

Vagava leggera e quasi senza meta, accarezzando la terra; profumi colmavano il vento che veniva e andava, portando messaggi lontani, che si appoggiavano come polvere del tempo sulle sue spalle. Superò due grandi querce che si stagliavano paciose come guardiani del mare e dopo, la polvere del vento si mischiò al fresco alito del mare. La collina, imperlata da spuntoni di liscia roccia raschiata e cullata, spezzata e modellata, declinava ora leggera verso la mormorante distesa d’acqua. E lei, camminava sempre più leggera. Teneva gli occhi appena socchiusi e ben presto, sentì sotto i piedi una soffice sabbia tiepida, che cedeva arrendevole. Di fronte, poco lontano, oltre appena una striscia di gorgogliante mare, scaturivano, come sorrette da piloni maestosi, frastagliate ed imponenti isole primordiali, modellate su grezza roccia che narrava di infiniti aliti e bufere, che celava voci e suoni poderosi ma raccolti, che accoglieva pallidi bagliori di esistenza, che urlava dritta nel suo petto, un richiamo irresistibile e lei, leggera e sinuosa, si fermò sul ciglio di quella premurosa spiaggia, ed aprì bene lo sguardo dritto e deciso, ricettivo, verso quelle meraviglie sul mare.

domenica 6 luglio 2014

Sole d'inverno

“Statale 191. Codice525”, gracchiò l'autofono. Sul display al centro del cruscotto iniziò a lampeggiare a grandi caratteri rossi il numero 525; pochi istanti e satvo guidando veloce fra le colonne della sopraelevata. Osservai il RadCom per verificare la posizione delle pattuglie nelle vicinanze; sarei arrivato per primo. Inclinai di pochi gradi la cloche ed entrai nel veloce traffico della 191 facendomi largo con l'aiuto dello stridulo suono della sirena. In breve scorsi una piccola Mazda Demon rovesciata.Al lato del portellone un uomo tremante reggeva saldamente qualcosa, proteggendolo dalle insistenti attenzioni di due uomini con lunghi cappotti neri; ognuno teneva in mano uno strano bastone terminante con un'affilata punta. L'uomo accanto alla Mazda cercava di ritrarsi terrorizzato, mentre un rivolo di sangue colava dalla sua guancia. Per un attimo si volse verso i due aggressori che non sembravano essersi accorti del mio arrivo.

Il maiale

La fredda serata stava volgendo al termine, ammantando i verdi prati di un'umida patina luminosa. Gli stomachi borbottavano rumorosamente. Isegrim osservò triste la loro unica preda della giornata: un piccolo e rinsecchito coniglio bianco. Forse cone quel po di erbe che avevano trovato nei pressi del laghetto, almeno poteva diventare saporito. Così si rassegnarono al magro pasto e iniziarono a raccattare un po di legna per accendere il fuoco. Il buio stava scendendo veloce. Anche con le migliori intenzioni non avrebbero scorto più un bufalo neanche a pochi passi.

Un tavolo consunto

Solitario nella sera, finalmente rinfrescante, segnava sicuro e deciso con la vecchia penna intinta nella china sugli spessi fogli di pergamena. Ormai era un grosso tomo che era poggiato sul legno brunito dal tempo, dopo tutto quel tempo in cui stava rendendo conto della storia, delle tradizioni, degli avvenimenti, delle creature e dei popoli della sua terra.

Loro ci sono

Uscimmo quando ormai il sole era tramontato da più di quattro ore; avvolti nei nostri leggeri cappotti, ci avviammo, illuminati dalla luce artificiale dei lampioni mentre un freddo e fastidioso vento faceva ondeggiare sinistramente gli alberi ed i bassi cespugli che si perdevano nell'oscurità. Ben presto lasciammo la strada asfaltata per inoltrarci nella bassa vegetazione che ricopriva le colline ondulate. Con un fugace sguardo osservammo la casa da cui eravamo usciti, di fronte alla quale un'alta mimosa fronteggiava la gelida breccia.